Gli scienziati hanno scoperto che una felce comune, Blechnum orientale, può naturalmente accumulare e persino far crescere cristalli di elementi delle terre rare (REE) all’interno dei suoi tessuti. Questa scoperta rivoluzionaria potrebbe rivoluzionare il modo in cui otteniamo questi materiali critici, spostandoci verso metodi di estrazione più sostenibili e rispettosi dell’ambiente.
La crescente domanda di elementi delle terre rare
Le terre rare non sono effettivamente scarse, ma estrarle dalla crosta terrestre è sia costosa che dannosa per l’ambiente. Questi 17 elementi metallici sono essenziali per un’ampia gamma di tecnologie moderne: dalle turbine eoliche agli smartphone, dai dispositivi medici ai cavi Internet ad alta velocità. Con la crescita della domanda, soprattutto con l’espansione dell’energia verde, trovare catene di approvvigionamento più efficienti e sostenibili sta diventando fondamentale.
Fitoestrazione: piante come estrattori naturali
L’idea della fitoestrazione, ovvero l’utilizzo delle piante per assorbire i metalli dal suolo, è stata esplorata per anni. Alcune specie vegetali, note come iperaccumulatrici, possono prosperare in ambienti ricchi di metalli e legarsi a questi elementi all’interno dei loro tessuti. B. Era già noto come un iperaccumulatore orientale, ma recenti ricerche hanno rivelato qualcosa di inaspettato: questa felce non si limita ad immagazzinare REE, ma forma attivamente cristalli minerali al suo interno.
Un “giardino chimico” all’interno dello stabilimento
Utilizzando la microscopia avanzata e l’analisi chimica, i ricercatori hanno scoperto che la felce coltiva cristalli di monazite, ricchi di neodimio, lantanio e cerio, all’interno dei propri tessuti. Questo è il primo caso documentato di una pianta che coltiva naturalmente minerali REE senza le temperature e le pressioni estreme tipicamente richieste nelle formazioni geologiche. Il processo ricorda un “giardino chimico” che si forma spontaneamente all’interno delle strutture della pianta.
Implicazioni per l’attività mineraria sostenibile
Questa scoperta suggerisce che il fitominamento potrebbe essere molto più efficiente di quanto si immaginasse in precedenza. Il fatto che un impianto possa generare minerali REE in normali condizioni ambientali apre possibilità di recupero diretto di questi materiali senza i duri processi dell’estrazione mineraria convenzionale.
“Questa scoperta non solo fa luce sull’arricchimento delle REE… ma apre anche nuove possibilità per il recupero diretto di materiali REE funzionali”, scrivono i ricercatori.
Sono necessari ulteriori studi per determinare se questo fenomeno è esclusivo di B. orientale o può essere replicato in altre specie vegetali. Prove preliminari suggeriscono che un’altra felce, Dicranopteris linearis, potrebbe mostrare un comportamento simile, ma sono necessarie ulteriori ricerche per confermarlo. La sfida ora è affinare i metodi di estrazione per massimizzare il recupero delle terre rare riducendo al minimo l’impatto ambientale.
Questa svolta conferma la fattibilità del fitominamento e introduce un approccio basato sulle piante che potrebbe trasformare lo sviluppo delle risorse REE, supportando le tecnologie energetiche verdi senza esacerbare le sfide ambientali e geopolitiche associate all’estrazione mineraria tradizionale.






























