Il James Webb Space Telescope (JWST) ha identificato la galassia più lontana mai osservata, denominata MoM-z14, spingendo i confini della nostra comprensione dell’universo primordiale. La scoperta, annunciata dalla NASA il 28 gennaio, consente agli astronomi di studiare un periodo di soli 280 milioni di anni dopo il Big Bang – un periodo noto come alba cosmica in cui emersero le prime stelle e galassie.
Distanza e luminosità senza precedenti
La luce di MoM-z14 ha viaggiato circa 13,5 miliardi di anni per raggiungere la Terra, rendendola la più distante e una delle prime galassie confermate fino ad oggi. Ciò che distingue questa galassia è la sua luminosità e composizione chimica inaspettate, che sfidano le aspettative precedenti sulle prime formazioni galattiche.
Secondo Rohan Naidu, autore principale del MIT, “Con Webb, siamo in grado di vedere più lontano di quanto gli esseri umani abbiano mai visto prima, e non assomiglia per niente a quello che avevamo previsto, il che è allo stesso tempo stimolante ed emozionante.” La galassia è più luminosa, più compatta e mostra livelli di arricchimento chimico più elevati rispetto ai modelli previsti per questa fase iniziale dell’universo.
Sfidare i modelli esistenti
La presenza di elevati livelli di azoto nel MoM-z14 suggerisce che le stelle massicce si sono formate ed evolute a un ritmo molto più rapido di quanto si pensasse in precedenza. Ha anche eliminato l’idrogeno primordiale dalla regione circostante, una scoperta sorprendente dato che l’universo primordiale era per lo più pieno di idrogeno neutro.
Questi risultati stanno aggiungendo carburante al crescente divario tra previsioni teoriche e osservazioni effettive. Jacob Shen, un coautore del MIT, ha dichiarato: “C’è un divario crescente tra la teoria e l’osservazione relativa all’universo primordiale, che presenta domande interessanti da esplorare in futuro.”
Il successo inaspettato del JWST
Prima del lancio del JWST, gli scienziati si aspettavano che rilevare galassie luminose a questa distanza sarebbe stato quasi impossibile. I modelli prevedevano che le galassie primordiali sarebbero state deboli, piccole e rare, richiedendo un ampio tempo di osservazione per confermare anche solo poche fonti. Invece, il telescopio ha costantemente superato le aspettative, catturando regolarmente la luce di numerose giovani galassie formatesi solo poche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang.
Pieter van Dokkum della Yale University ha osservato l’anno scorso: “Anche se speravamo in alcuni oggetti molto precoci, non credo che nessuno di noi si aspettasse di battere il record dello spostamento verso il rosso!” Questo continuo successo suggerisce che scoperte ancora più rivoluzionarie sono all’orizzonte.
La capacità del JWST di rivelare l’universo primordiale in modo così dettagliato sottolinea quanto ancora rimanga sconosciuto sul cosmo. Gli astronomi ora affrontano la sfida di perfezionare le teorie esistenti per conciliarle con queste nuove e inaspettate osservazioni.
Il telescopio spaziale James Webb non solo ha esteso la nostra visione al lontano passato, ma ci ha anche costretto a riconsiderare il modo in cui comprendiamo la nascita delle galassie e l’evoluzione dell’universo primordiale.
