Oltre il pangrattato: il rover Curiosity della NASA scopre la firma organica più complessa di Marte mai vista

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Oltre il pangrattato: il rover Curiosity della NASA scopre la firma organica più complessa di Marte mai vista

Per anni, il rover Curiosity della NASA ha raccolto “briciole” di materia organica su Marte: piccole e semplici molecole a base di carbonio che suggeriscono un passato chimicamente attivo. Tuttavia, una nuova analisi innovativa suggerisce che questi frammenti non sono solo tracce isolate, ma parti di un puzzle chimico molto più ampio e complesso.

Utilizzando un processo chimico specializzato su un campione di roccia raccolto sei anni fa, gli scienziati hanno identificato 21 diverse molecole organiche, segnando l’insieme più grande e diversificato di composti organici mai rilevato sul Pianeta Rosso.

La svolta: dai frammenti alla complessità

La scoperta, pubblicata su Nature Communications, deriva da un sofisticato esperimento condotto nel cratere Gale. Utilizzando un solvente chiamato idrossido di tetrametilammonio (TMAH), il laboratorio di bordo del rover è stato in grado di scomporre i campioni di roccia in modo più efficace, rivelando una ricchezza di dettagli che le missioni precedenti non avevano rilevato.

Tra i risultati ci sono diversi indicatori chiave della complessità chimica:
Sette molecole completamente nuove mai viste prima su Marte.
Eterocicli dell’azoto : strutture a forma di anello contenenti azoto. Ciò è particolarmente significativo perché l’azoto è un elemento fondamentale del DNA e dell’RNA sulla Terra.
Naftalene e benzotiofene : composti che tipicamente suggeriscono la scomposizione di strutture di carbonio molto più grandi e complesse.

“La nostra scoperta non solo espande il catalogo delle molecole conosciute, ma ci dice che alcuni degli elementi costitutivi della vita come la conosciamo sulla Terra erano presenti anche su Marte nell’antico passato.” — Amy Williams, autrice principale, Università della Florida

Perché questo è importante per la ricerca della vita

Sebbene questi risultati non dimostrino che la vita sia mai esistita su Marte, cambiano radicalmente la nostra comprensione della storia del pianeta.

Per sostenere la vita, un pianeta ha bisogno di qualcosa di più dei soli ingredienti giusti; ha bisogno di un ambiente sufficientemente stabile per preservarli. La presenza di queste molecole complesse suggerisce che l’antico Marte possedesse una chimica sufficientemente “delicata” da proteggere la materia organica dalla distruzione dovuta alle forti radiazioni e ai cambiamenti climatici estremi.

Il ruolo dell’argilla è centrale in questa conservazione. Il campione è stato prelevato da un’area ricca di argilla soprannominata “Mary Anning”. Sulla Terra, i minerali argillosi sono noti per la loro capacità di intrappolare e proteggere il materiale organico dalla degradazione. Il fatto che queste molecole siano sopravvissute per miliardi di anni suggerisce che la storia geologica di Marte potrebbe aver fornito il “deposito” perfetto per le impronte biologiche.

Un esperimento scientifico ad alto rischio

Questa scoperta è stata il risultato di una missione di precisione ad alto rischio. Curiosity trasportava solo due piccoli contenitori del solvente chimico necessario per tutta la sua missione pluriennale. Dopo il primo utilizzo nel 2020, gli scienziati della NASA hanno trascorso anni a perfezionare il processo, riprogettando l’esperimento in una procedura in tre fasi per imitare più da vicino i laboratori avanzati basati sulla Terra.

L’uso riuscito di questa fornitura finale di TMAH ha fornito una tabella di marcia su come le future missioni potrebbero andare a caccia di tracce ancora più sfuggenti di antichi microrganismi.

Guardando al futuro

La roccia analizzata oggi si è formata circa 3,5 miliardi di anni fa, durante un periodo in cui il cratere Gale era un ambiente ricco di acqua. Se Marte avesse mai ospitato la vita, o anche i suoi precursori, le tracce chimiche si troverebbero probabilmente esattamente in questo tipo di sedimento preservato e ricco di argilla.


Conclusione: Il rilevamento di molecole organiche complesse e ricche di azoto dimostra che Marte un tempo possedeva un sofisticato paesaggio chimico in grado di preservare gli elementi fondamentali della vita. Questa scoperta sposta l’attenzione dalla semplice ricerca di “ingredienti” alla ricerca dei resti conservati di un mondo antico e complesso.